Riforma del Codice Doganale UE, cambia il rapporto tra imprese e dogane ”digitalizzazione, analisi del rischio e maggiore responsabilità per gli operatori”
La Commissione europea stima fino a 2,7 miliardi di euro l’anno di risparmi sui costi di compliance
La riforma del Codice Doganale dell’Unione Europea apre una nuova fase nella gestione degli scambi commerciali con i Paesi extra-UE, introducendo un sistema maggiormente basato sulla digitalizzazione, sulla condivisione dei dati e sull’analisi del rischio.
Il nuovo quadro normativo, approvato dal Parlamento europeo il 16 settembre 2026 e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea il 19 settembre, istituisce anche la futura European Union Customs Authority e il Customs Data Hub, destinato a diventare il principale ambiente digitale europeo per la gestione delle informazioni doganali.
Secondo la Commissione europea, la riforma potrebbe consentire alle imprese di ridurre i costi di compliance fino a 2,7 miliardi di euro l’anno, grazie alla semplificazione delle procedure e alla gestione centralizzata e più efficiente dei dati.
A fare il punto sulle principali novità e sulle loro possibili ricadute per le imprese è Simona Mellano, Responsabile del Reparto Consulting & Academy di Nord Ovest S.p.A., realtà attiva nella logistica e nelle spedizioni nazionali e internazionali.
«La riforma del Codice Doganale dell’Unione segna uno dei più importanti cambiamenti degli ultimi decenni nel funzionamento della dogana europea. L’approvazione definitiva da parte del Parlamento europeo e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale aprono la strada a un sistema destinato a cambiare profondamente il rapporto tra imprese, autorità doganali e commercio internazionale».
La pressione dell’e-commerce
La trasformazione del sistema doganale è strettamente legata alla crescita dei flussi di e-commerce. Nel 2025 sono arrivati nell’Unione europea circa 5,9 miliardi di articoli low-value, rispetto agli 1,39 miliardi del 2022. La quota di questi articoli sul totale delle importazioni ha raggiunto circa il 98%, mentre il loro peso sul valore complessivo delle merci importate è rimasto molto più contenuto. La Cina rappresentava il 93% dei volumi.
Nel primo semestre 2025 gli articoli low-value rappresentavano il 97,9% del numero complessivo degli articoli importati, ma soltanto il 2,1% del loro valore.
«Diventa quindi una questione di scala, oltre che di valore delle merci. La dogana europea si trova a dover gestire miliardi di singoli movimenti, ciascuno dei quali genera dati, controlli e responsabilità».
Piccoli pacchi, dazio e nuova handling fee
Tra le novità che interessano maggiormente l’e-commerce vi sono le nuove regole applicabili alle piccole spedizioni.
Dal 1° luglio 2026 è in vigore un dazio doganale forfettario temporaneo di 3 euro sugli articoli contenuti nei piccoli pacchi di valore inferiore a 150 euro. Il dazio è applicato a ciascuna categoria di merce presente nella spedizione, sulla base della relativa classificazione tariffaria. La misura è distinta dalla nuova tassa di gestione europea.
La riforma introduce infatti anche una Union handling fee destinata a coprire i costi legati alla gestione e al controllo delle crescenti quantità di piccoli pacchi provenienti dall’e-commerce. La tassa dovrà essere applicata dagli Stati membri entro il 1° novembre 2026; il relativo importo sarà determinato dalla Commissione europea.
Piattaforme e operatori più direttamente coinvolti
Un’altra novità riguarda la responsabilità degli operatori nelle vendite a distanza.
Il nuovo Codice considera le piattaforme online e gli operatori che effettuano vendite a distanza verso l’UE responsabili degli adempimenti doganali previsti per le merci importate, spostando quindi una parte significativa degli obblighi che in precedenza ricadevano sul consumatore.
Parallelamente, il nuovo sistema introduce lo status “Trust and Check”, destinato agli operatori maggiormente affidabili e trasparenti. Per questi soggetti sono previste ulteriori semplificazioni, fino alla possibilità, in determinate condizioni, di immettere le merci in libera pratica senza un intervento doganale attivo.
Resta inoltre disponibile il sistema AEO (Authorized Economic Operator), che continuerà a garantire le semplificazioni già previste per gli operatori autorizzati.
Il nuovo quadro introduce infine un sistema di sanzioni più articolato. Nei casi più gravi le sanzioni pecuniarie potranno arrivare fino al 6% del valore annuo delle importazioni dell’impresa nell’anno precedente, accompagnandosi, nei casi previsti, alla perdita di determinati privilegi doganali e a possibili limitazioni nell’accesso alle piattaforme online.
Customs Data Hub, verso una dogana europea digitale
Uno degli elementi centrali della riforma è la realizzazione del Customs Data Hub, che punta a superare l’attuale frammentazione dei sistemi informatici doganali nazionali.
Il nuovo modello consentirà alle imprese di fornire le informazioni doganali attraverso un ambiente digitale comune, mentre le autorità potranno utilizzare i dati per una gestione più coordinata del rischio, combinando strumenti digitali, intelligenza artificiale, machine learning e intervento umano.
La Commissione stima che le imprese possano ottenere risparmi sui costi amministrativi nell’ordine di 2,7 miliardi di euro l’anno, mentre il nuovo assetto potrebbe generare risparmi significativi anche per le amministrazioni doganali.
La compliance doganale diventa un processo aziendale
Per le imprese, la principale trasformazione non sarà tuttavia soltanto tecnologica.
«La vera novità sarà organizzativa. La nuova dogana punta a spostare il baricentro dal controllo della singola spedizione all’analisi del rischio e alla qualità dei dati. Per le imprese questo significa che classificazione delle merci, origine, valore, documentazione e tracciabilità della catena logistica dovranno essere sempre più coerenti e verificabili».
La gestione doganale sarà quindi sempre più collegata ai processi interni dell’impresa e dovrà coinvolgere funzioni diverse, dagli acquisti alla logistica, dall’amministrazione ai sistemi informativi e alla gestione dei fornitori.
«La dogana entra, a tutti gli effetti, nei processi aziendali. La compliance doganale dovrà quindi coinvolgere acquisti, logistica, amministrazione, sistemi informativi e gestione dei fornitori. Per le imprese, la compliance può così trasformarsi da costo amministrativo a leva di competitività».











