”MOBY PRINCE”: I familiari delle 140 vittime del traghetto di Onorato fanno causa allo Stato

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Livorno, 11 aprile 2019 – Ci sono voluti 27 anni per poter affermare che la nebbia non aleggiava e quindi non può essere stata la causa della collisione tra il traghetto ”MobyPrince” e la petroliera ”Agip Abruzzo” oppure nascondere la ”Moby Prince” ai primi soccorsi, la sera delL’ 11 aprile del 1991 appena fuori l’imboccatura del porto, causando la morte di tutti e 140 persone tra passeggeri ed uomini dell’equipaggio, con un solo superstite,il mozzo Alessio Bertrand di Torre del Greco.E’ scritto, nero su bianco, nella seconda e penultima relazione intermedia della commissione d’inchiesta del Senato. La nebbia era stata l’elemento principale sulla quale le due inchieste della Procura livornese (la prima negli anni Novanta, la seconda conclusa nel 2010) avevano basato tutte le ricostruzioni. “Appare difficilmente proponibile – scrive invece la commissione del Senato nella relazione approvata all’unanimità – l’ipotesi di una riduzione della visibilità in tutta la rada di Livorno nelle ore della tragedia”. Non solo le stesse testimonianze dei marittimi della petroliera consentono di “ridimensionare sensibilmente, ma finanche ad escludere, la rilevanza di tale fenomeno”.

Eppure, non sono state chiarite le ”reali motivazioni sottese alle conclusioni delle indagini e al successivo proscioglimento dell’armatore Vincenzo Onorato,verificando altresi’ gli eventuali episodi di manomissione commessi nell’immediatezza dei fatti e nei periodi successivi,ad opera del personale della ”Navigazione Armamento Maddalenino”,ovvero di ignoti.

Per non parlare di quello che veniva indicato come:” eventuali responsabilita’ relative a depistaggi od occultamenti di elementi utili allo svolgimento dell’accertamento dei fatti oppure il ruolo attivo o passivo delle navi ancorate in rada all’epoca della disgrazia.

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