Genova, USCLAC-UNCDIM-SMACD:“I marittimi devono essere inseriti nella categoria dei lavori usuranti nella prossima legge di stabilità”

marittimi

 Le richieste di USCLAC-UNCDIM-SMACD alle forze politiche: in Italia sono circa 30 mila i marittimi, di cui 1.800 potrebbero usufruire dei benefici nel 2017

Genova, 23 settembre 2016 – L’inserimento dei marittimi nella categoria dei lavori usuranti e, più in generale, una maggiore attenzione per un settore chiave dell’economia nazionale, con moltissimi lavoratori coinvolti, impegnati sia in Italia che nel mondo a bordo delle navi: queste le richieste presentate oggi alle forze politiche da USCLAC-UNCDIM-SMACD nel corso della tavola rotonda “I lavori usuranti nella professione marittima”, organizzata dalle tre sigle e tenuta a Genova.

All’evento hanno partecipato Claudio Tomei, presidente Usclac-Uncdim-Smacd, Giovanni Lettich presidente Collegio Capitani, Fredrik J. Van Wijnen, segretario generale CESMA (la confederazione europea dei comandanti di navi, che raggruppa quindici associazioni nazionali), Claudio Barbieri della sede di Genova di Confitarma, Devi Sacchetto, docente di Sociologia del lavoro all’Università di Padova, Mario Cardoni, direttore generale Federmanager (la federazione cui le Usclac-Uncdim-Smacd sono affiliate).

 Il nostro obiettivo è l’inserimento della categoria dei marittimi nell’elenco dei lavori usuranti, con il successivo conseguimento dei benefici che esso comporta” spiega il comandante Claudio Tomei, presidente di Usclac-Uncdim-Smacd. “Ci stiamo battendo e ci batteremo per questo fino a che non lo avremo raggiunto”.

 Questa situazione non solo danneggia i marittimi come categoria, ma ha anche una serie di conseguenze negative su molti altri aspetti, a cominciare dalla sicurezza della navigazione e dalla tutela ambientale.

 Noi come Usclac-Uncdim-Smacd rappresentiamo i comandanti e i direttori di macchina, vale a dire le due figure più alte in grado: in realtà però questa vicenda, e le rivendicazioni che portiamo avanti insieme a Federmanager, riguarda tutti i lavoratori che operano a bordo delle navi, dagli ufficiali all’equipaggio: insomma vogliamo tutelare tutti i colleghi che condividono orari disagiati, condizioni di lavoro pesanti, fatica (mentale e fisica), stanchezza e stress” conclude Tomei.

 La disparità di trattamento vigente tra le varie categorie di lavori usuranti – ha dichiarato Mario Cardoni, direttore generale Federmanager – è una tematica che andrebbe inserita a pieno titolo nel ‘pacchetto pensioni’ a cui il Governo sta lavorando”. “La mancata inclusione dei lavoratori marittimi nella categoria dei lavori usuranti – ha proseguito Cardoni – può essere considerata una “svista” ma è una situazione che va sanata. Non si stanno chiedendo favoritismi ma il riconoscimento di un diritto: quello al lavoro in condizioni di sicurezza per una categoria di lavoratori spesso chiamati ad affrontare situazioni critiche o di emergenza”.

 Le condizioni di lavoro dei marittimi sono state efficacemente ritratte da Devi Sacchetto, autore del libro “Fabbriche galleggianti”: “Il lavoratore del mare vive una vita separata in uno spazio segregato poiché vive 24 ore al giorno, per settimane o mesi su una nave che è un luogo di lavoro e di vita collettiva, quasi sempre tra soli maschi. I marittimi non solo rimangono operativi per tutti i giorni di imbarco, ma lavorano quasi sempre con contratti a termine che al massimo arrivano ai 12 mesi. L’attenzione alle condizioni di questa manodopera sale alla ribalta solitamente per naufragi abbandono di navi, ma il loro mestiere è tra i più pericolosi del mondo. Agli incidenti in mare e in porto si aggiungono depressione e auto-isolamento”.

 Un po’ di numeri

 In Italia sono 30 mila i marittimi di cui, secondo calcoli Usclac, circa 1.800 potrebbero usufruire nel 2017 dei benefici concessi a chi è compreso nelle liste dei lavori usuranti.

 Nel mondo il settore impiega 1.2 milioni di lavoratori, di cui 750 mila a bordo delle navi in un giorno medio.

I dati sul traporto marittimo dicono che il 95% del tonnellaggio del commercio mondiale avviene su navi.

 I passaggi normativi

 I marittimi erano inseriti nel primo elenco di “attività usuranti” compreso nel Decreto legislativo n. 374 del 1993, e precisamente nella Tabella A di quel testo.

I marittimi sono però “misteriosamente” scomparsi dallo stesso elenco a distanza di sei anni, e cioè dal Decreto del ministro del Lavoro e della Previdenza sociale n. 208 del 19 maggio 1999: quel testo stilava una lista di criteri per l’identificazione dei lavori usuranti che escludeva i marittimi.

 Infine, il Decreto legislativo n. 67/2011 ha confermato l’interpretazione del decreto del 1999, tenendo fuori quindi i marittimi: da qui la richiesta alle forze politiche di essere ricompresi nell’elenco dei lavori usuranti.

INTERVENTO del comandante Claudio Tomei, presidente USCLAC-UNCIDIM-SMACD, alla tavola rotonda

 I lavori usuranti nella professione marittima”

Venerdì 23 settembre 2016

ore 17-19.30

Genova

 Buonasera a tutti e grazie per essere intervenuti.

Ci rendiamo perfettamente conto che organizzare un evento di questo genere di venerdì sera non sia una cosa facile, pertanto, anche a nome delle sigle che rappresento come presidente, vorrei davvero ringraziare sia i relatori che interverranno dopo di me, numerosi ma soprattutto molto qualificati, sia tutti voi presenti per averci dedicato tempo e attenzione: lo apprezziamo molto e speriamo che il vostro impegno verrà ripagato.

Siamo qui per discutere di un tema che ci sta molto a cuore e a cui noi come unione sindacale, con la preziosa collaborazione di Federmanager, cui siamo affiliati, stiamo lavorando con tenacia da parecchio tempo: mi riferisco all’inserimento della categoria dei marittimi nell’elenco dei lavori usuranti, con il successivo conseguimento dei benefici che esso comporta.

Lo voglio ribadire con grande chiarezza: è questo il nostro obiettivo finale, ci stiamo battendo e ci batteremo per questo fino a che non lo avremo raggiunto. Il fatto che, credo oggettivamente, ci siano tutte le condizioni perché questo avvenga non fa altro che darci maggiore forza e convinzione. Avere la consapevolezza di essere nel giusto, credetemi, per tutti noi è una spinta fortissima ad andare avanti con decisione.

Del resto, come spiegheremo nuovamente oggi, i marittimi erano inseriti nel primo elenco di “attività usuranti” compreso nel Decreto legislativo n. 374 del 1993, e precisamente nella Tabella A di quel testo.
I marittimi sono però “misteriosamente” scomparsi dallo stesso elenco a distanza di sei anni, e cioè dal Decreto del ministro del Lavoro e della Previdenza sociale n. 208 del 19 maggio 1999: questo testo stilava una lista di criteri per l’identificazione dei lavori usuranti che escludeva i marittimi.

Infine, giusto per ricapitolare tutti i passaggi normativi, il Decreto legislativo n. 67/2011 ha confermato l’interpretazione del decreto del 1999, tenendo fuori quindi i marittimi: ecco perché ci troviamo nella situazione attuale.

Oggi cercheremo di capire come ciò sia potuto accadere ma soprattutto, cercando di guardare avanti e non indietro, vorremmo poter contribuire a rimediare a quello che riteniamo essere un errore.

Questa situazione non solo danneggia noi come categoria, ma ha anche una serie di conseguenze negative su molti altri aspetti, a cominciare dalla sicurezza della navigazione e dalla tutela ambientale.

Si badi bene, prima ho detto genericamente “marittimi” e ho parlato di “categoria” non a caso: noi come USCLAC-UNCDIM-SMAC rappresentiamo i comandanti e i direttori di macchina, vale a dire le due figure più alte in grado a bordo e probabilmente quelle più soggette ad usura lavorativa, soprattutto se pensiamo alle responsabilità che devono assumersi quotidianamente.

In realtà però questa vicenda, e le rivendicazioni che portiamo avanti insieme a Federmanager, riguarda tutti i lavoratori che operano a bordo delle navi, dagli ufficiali all’equipaggio: insomma parliamo a nome dell’intera categoria della “gente di mare”, e vogliamo tutelare tutti i colleghi che con i comandanti e i direttori di macchina condividono orari disagiati, condizioni di lavoro pesanti, fatica (mentale e fisica), stanchezza e stress.

Secondo i nostri calcoli parliamo in Italia di un numero complessivo di poco più di 1.800 lavoratori del settore marittimo che nel 2017 potrebbero usufruire dei benefici concessi.

Spero di avervi aiutato a comprendere un pochino il contesto in cui operiamo e di aver inquadrato il problema. Avremo occasione di tornare su singoli aspetti e di andare più nel dettaglio dopo.

Prima di passare la parola agli altri relatori vorrei rivolgere un particolare ringraziamento all’amico e collega Fredrik Van Wijnen, segretario generale del CESMA, la confederazione dei comandanti a livello europeo, che ci consentirà di aprire un pochino la prospettiva di questo evento e ragionare anche su una dimensione internazionale.

Avere qui una personalità così qualificata ci onora: ascoltare il punto di vista di qualcuno con una visione più ampia di quella solamente italiana forse ci aiuterà meglio a capire cosa dobbiamo fare per raggiungere i nostri obiettivi.

Grazie per l’attenzione.

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